+39 348 8097918 / +39 328 2515230 / +39 328 3120525info@farfalleincammino.org
Italiano  English

Mulazzo, Pane e Fuoco per Sant’Antonio

Home / Archivio / Mulazzo, Pane e Fuoco per Sant’Antonio

PANE E FUOCO PER SANT’ANTONIO ABATE

Testo di Riccardo Boggi – per gentile concessione di Proloco Mulazzo

Falò è una parola che deriva dal latino medievale fallodia ( fare fuoco in segno di letizia) ed è con questo significato che la Lunigiana si accende di grandi falò beneauguranti. Il granduca Pietro Leopoldo nelle sue memorie racconta che “​la Lunigiana si incendiò di fuochi per festeggiare la nascita di suo figlio”, ma in ogni paese i falò erano legati soprattutto alle feste religiose, fatta eccezione per i fuochi di carnevale, accesi in ogni casa per bruciare le cose negative dell’anno passato e “per salutare il carnevale che passava e andava in Lombardia”, dove seguendo il rito ambrosiano il carnevale si festeggia ancora non il martedì grasso, ma il sabato seguente. Ma il grande falò rituale del mondo contadino era quello dedicato a Sant’Antonio Abate, il grande santo eremita dei primi secoli del cristianesimo, grande pensatore e fondatore del monachesimo, oggi più conosciuto come protettore degli animali domestici. A Mulazzo la festa del Santo era associata a quella della distribuzione gratuita del pane ai capifamiglia, in virtù di un antico legato che ancora oggi viene assolto dal comune. Alla fine del 1700 si occupò del pane di Sant’Antonio il marchese illuminato e liberale Azzo Giacinto Malaspina, finito prigioniero e morto nelle carceri austriache per le sue idee ispirate alla rivoluzione francese. Azzo Giacinto, volendo dotare i sudditi del suo feudo di un fondo economico per riparare ogni volta che fosse necessario gli argini della Magra, donò le terre del Pianturcano dell’Arpiola e ridusse ad un solo pane i due che si distribuivano per Sant’Antonio ad ogni famiglia e così spiegò perchè almeno uno fosse necessario lasciarlo : “la gente crede che il pane sia utile per molti loro bisogni e la buona fede puol servire molto”. Così la tradizione ancora oggi continua. Ma chi osservi la statua di Sant’Antonio si accorge che sono rappresentati un maiale ed un fuoco : il maiale ricorda come i monaci di Sant’Antonio che fondarono molti ospedali ( quelli di Pontremoli e Fivizzano hanno ancora il nome del Santo) allevassero maiali per utilizzare il grasso nella cura delle malattie della pelle, compreso il temibile “fuoco di Sant’Antonio”. Ed ecco, allora, che il fuoco ricorda non solo il bruciore dell’erpes zoster, ma anche la purificazione che con le fiamme si faceva dei luoghi infetti. Il grande falò in onore del Santo era, dunque, segno di festa e di gioia, ma anche di purificazione e propiziazione per il tempo di semina e raccolti che si annunciavano con l’imminente primavera. Forse questo fuoco richiamava inconsapevolmente alla memoria anche un’antica pratica agricola che praticavano i Liguri autori delle nostre statue stele: quella del debbio la cui memoria è conservata ancora in tanti toponimi quali Debbia, Inferdebbia, ecc. I Liguri usavano incendiare pascoli e boschi per fertilizzare i terreni e strappare nuove terre da mettere a coltura. Ma per San’Antonio, incorniciate dagli archi medievali dell’acquedotto malaspiniano, a Mulazzo le fiamme del falò faranno festa al Santo , agli abitanti di Mulazzo, ma anche a chi vorrà salire a festeggiare in quella che fu la capitale dei Malaspina dello Spino Secco.

Quest’anno Sabato 21 Gennaio, qualche giorno dopo il giorno di Sant’Antonio – 17 Gennaio, sarà recuperata l’antica tradizione del Falò. Alle ore 17 presso gli Archi dell’antico acquedotto, all’ingresso del borgo di Mulazzo.

Recommended Posts
Contattaci

Per qualsiasi informazione o richiesta non esitare a contattare le Farfalle in Cammino