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Girumin lungo la Via degli Abati e la Via del Volto Santo

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Girumin, Giancarlo Cotta Ramusino all’anagrafe,  è già, da tempo ormai, una leggenda nel mondo del cicloturismo alternativo. Tantissime le sue avventure in Goat (la sua super Graziella da lui modificata e aggiustata). E’ da poco tornato da un ciclo-viaggio lungo la Via degli Abati e la Via del Volto Santo, da Pavia a Lucca, e ci ha mandato un nel resoconto delle emozioni provate e dei luoghi attraversati tra cui la nostra Lunigiana.

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Il 6 gennaio sono partito con la Goat per percorrere la Via degli Abati e la Via del Volto Santo.

L’itinerario completo, che unisce due percorsi, parte da Pavia e arriva a Lucca, attraversando molte valli. Da Pavia a Lucca si può andare con la Via Francigena, ma questo cammino è un’alternativa interessante. Non è però un percorso “secondario”, anche qui si incontrano castelli, abbazie e ponti ricchi di storia.

È una strada di grandi silenzi che attraversa un territorio sempre meno popolato. Una montagna tranquilla, che non fa rumore, dove puoi camminare in solitaria. Un cammino fisicamente più impegnativo di altri, ma non c’è nulla di tremendo, non sono richieste grandi abilità, non ci si arrampica su rocce esposte sull’abisso. Un cammino che vuole essere guadagnato e che ti restituisce tutto nella misura in cui lo sai cogliere.

Non devi temere le salite, che però basta affrontare passo dopo passo. Non puoi aspettarti il bar a ogni angolo di strada, portati la borraccia piena e un panino in più. Fermati però a godere dei paesaggi, a capire come mai le gente se ne va da molte di queste zone nonostante siano vicine a grandi città. Forse perché anche semplicemente fare la spesa non è sempre facile come nella metropoli, forse perché per scaldare casa devi accendere il camino o perché la bombola del gas potrebbe esaurirsi mentre fai bollire l’acqua della pasta, forse perché quando inizia a nevicare è meglio che tu abbia da mangiare nella dispensa perché magari per qualche giorno non ti potrai muovere.

E allora è forse proprio quello che puoi cercare, un posto magari vicino a casa in termini di chilometri, ma “lontano” quando passi un in centro abitato di quattro case, ma quattro per davvero. Puoi anche avere la sensazione di tornare per qualche momento indietro nel tempo, un tempo non tanto lontano, non per vedere gli eserciti in marcia o i mercanti con le stoffe d’oriente, ma semplicemente immaginare la vita da queste parti poche decine di anni fa e domandarti quanto sia diversa da quella di oggi. Forse nelle città è cambiato molto, ma lo è un po’ meno in molte zone di questo cammino.

Parti dalla pianura e sali poco a poco, una strada diversa per arrivare nello stesso posto. Se la fai tutta arrivi a Lucca, ci arriva anche la Francigena che va molto in pianura e poi sali piano piano nella valle del Taro.

Qui no! Qui sali e scendi, sali e scendi, sali e scendi… tutti i giorni.

Fermati nei boschi, siediti fra gli alberi, scegli un punto che offra un ampio panorama, ma anche un angolo all’ombra di un faggio o di una quercia, scruta nel bosco per vedere se scopri lo spazio spianato di una vecchia carbonaia.

Qui sta l’essenza di questo cammino, qui sta la capacità di cogliere che l’obiettivo del cammino non è l’arrivo, ma il cammino stesso. Qui sta la sensibilità nel vivere l’istante e nel cercare di essere presenti a se stessi in quel momento e non vedere solo la meta perché la meta è in quel momento.

Nel momento in cui stai alzando il piede per portarlo più avanti, nel momento in cui lo zaino ti sta piegando la schiena per guardare gli scarponi, ma davanti a te c’è l’orizzonte che ti stai perdendo.

Giancarlo Cotta Ramusino (Girumin)

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La Goat in treno verso Pavia

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La Goat all’arrivo, a Lucca

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La Goat a Fivizzano

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La Goat a Pontremoli

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