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#storie: Suvero (Val di Vara), i Belli e i Brutti

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Per la serie #storie, oggi ve ne raccontiamo una davvero affascinante e ringraziamo Turismo Rocchetta per averla condivisa con noi.

L’ultimo sabato di carnevale, per i poderi sparsi e tra i carruggi dell’antico borgo di Suvero, comune di Rocchetta Vara, La Spezia, riecheggia il suono della grossa conchiglia usata come corno ed il frastuono chiassoso dei campanacci cinti ai fianchi dalle maschere tradizionali. Un carnevale antichissimo, dai sapori ancestrali, tanto familiare per quanti da una vita sono abituati a viverlo quanto straordinario per chi se ne trova improvvisamente spettatore.

 I brutti ed i belli: queste sono le due categorie in cui si dividono le maschere tradizionali del carnevale suverese.

I primi indossano pelli di animale, hanno grosse corna sul capo ed il volto scuro, spesso ormai nascosto da maschere demoniache di gomma. Portano alla cintura campane da bovino. L’aspetto, nell’immaginario collettivo, è quasi di satiri malvagi. I belli al contrario vestono costumi luccicanti, abiti floreali dai colori sgargianti ed un ricco cappello a larghe tese, ornato di conchiglie, vetrini e lunghi nastri che scendono lungo la schiena. Dispettosi e bestiali i brutti, gentili e cortesi i belli.

Al richiamo di grosse conchiglie suonate da alcune maschere, i brutti ed i belli sfilano casa per casa ricevendo vino ed altri doni al suono delle tradizionali musiche. Giorno tradizionale della sfilata era una tempo l’ultimo lunedì di carnevale. Da alcuni anni ormai la festa è anticipata al sabato.

La manifestazioni ha suscitato l’interesse di studiosi anche recentemente: un articolo che descrive il carnevale di Suvero è da poco apparso su una rivista sarda. Il documentarista Fabio P.P. Milani, nel 2008, ha girato un suggestivo documentario sul carnevale, mentre l’antropologo M. Centini ha dedicato alla manifestazione un capitolo del suo recente studio “Diavoli, eremiti e selvaggi” (2009), Non è facile conoscere quali siano l’origine ed il significato di questa tradizione. Innanzitutto potremmo evidenziare manifestazioni simili in Italia ed in Europa: ecco allora Schignano, in provincia di Sondrio, con un carnevale dei belli e dei brutti molto affine a quello suverese ed alcune località della Sardegna (ad esempio Samugheo, in provincia di Oristano, con il mamutzone, un brutto). Brutti si trovano anche nell’isola greca di Skyros (i geros), a Viza, in Tracia (i kalogeroi), in Istria (gli Zvoncari) ed in Slovenia.

Alcuni studiosi legano l’origine di queste maschere a culti pagani di natura dionisiaca, altri a feste celtiche che segnavano il ritorno della luce, con le giornate sempre più allungate. Singoli elementi possono essere così interpretati: il fracasso delle campane e la mostruosità delle maschere hanno la funzione di scacciare le forze maligne dalle case in vista dell’imminente primavera che crescerà i raccolti. In segno di gratitudine, sono donati alle maschere uova, dolci e vino. Molto di questo carnevale sfugge comunque ancora allo studio etnografico, ad esempio non è semplice comprendere perché sopravviva soltanto in un territorio così ristretto. Qualunque sia comunque il segreto significato di questa antica liturgia, intatto e genuino ne resta il fascino e la fragile magia.

suveroloc

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