

Incontriamo Gulseren Yolen nella sede dell’IHD di Istanbul, molto disponibile, e forse anche un po’ desiderosa, di presentarci l’associazione e rispondere alle nostre domande.
IHD esiste da 23 anni, la sede principale è ad Ankara, ma è presente su tutto il territorio turco (incluso il Kurdistan) con 29 sedi. Conta ad oggi oltre 10.000 associati. IHD stila dei rapporti periodici ed un rapporto annuale sulla violazione dei diritti umani in Turchia in lingua turca e inglese.
Presso la sede del DTP di Istanbul abbiamo oggi incontrato la vice presidente dell` associazione TUAD di Istanbul, una donna che a soli 33 anni ne ha passati 9 in carcere dopo essere stata arrestata la prima volta a 17. Ci dice che in questi ultimi giorni c`é stata una recrudescenza nelle repressioni nelle carceri al punto che a Erzurum e a Van é in corso uno sciopero della fame di alcuni detenuti per protestare contro le terribili condizioni di detenzione ed i soprusi sui singoli. Gli avvocati del TUAD hanno tenuto una conferenza stampa per far conoscere la situazione ma senza alcun risultato; solo a fine serata si é saputo che lo sciopero della fame era stato interotto. È stata una notizia accolta con sollievo perché ad oggi sono già morti per sciopero della fame in turchia ben 122 detenuti curdi. Un vera strage silenziosa di giovani vite.
Ci dice che l'obiettivo del DTP è quello di allargare i confini dell'amministrazione municipale alla partecipazione vera dei cittadini; si vuole creare un sistema di democrazia partecipativa nei quartieri della città.
In Turchia, i comuni dipendono molto dalla prefettura e dal governo centrale, non hanno alcuna autonomia: noi vogliamo modificare questo stato di cose, ci dice. La differenza con gli altri partiti sta appunto qui. Vogliamo introdurre il principio del multilinguismo e della libertà di culto; vogliamo istituire centri di solidarietà per le donne e i ragazzi; vogliamo avviare progetti con l'Unione Europea a favore dei profughi di guerra.
Egitim Sen (Sindacato insegnanti) - 27 marzo 2009
Report di Simona Ferrari
Egitim Sen è il sindacato degli insegnanti ed è il più importante dei sindacati presenti in Turchia.
E’ collegato al KESK, la Confederazione dei Sindacati dei Dipendenti Pubblici.
Il 1° articolo del suo statuto prevedeva il diritto all’insegnamento della lingua madre, ma è stato eliminato onde evitare la chiusura del sindacato (v. rapporto precedente su questo argomento) e attualmente si è in attesa dell’esito del ricorso alla Corte Europea per i Diritti Umani.
Nella costituzione turca è scritto che è proibito insegnare la lingua kurda: questo è fonte di discrimazione ed emarginazione per il popolo kurdo. E il rischio (che è invece l’obiettivo del governo turco) è che un intero popolo perda la propria identità, in quanto la lingua ne è l’elemento più importante. (In questa campagna elettorale il partito AKP del governo ha aperto un canale TV in lingua kurda, è evidente che si tratti di un atteggiamento demogogico dal momento che è poi proibito insegnarla nelle scuole!)
Yuksel Genc, attuale capo redattrice del giornale filokurdo Gunluk, ha fatto parte dei gruppi di pace che, dopo l’arresto di Ocalan, si sono autoconsegnati, ricevendo in compenso, da parte delle autortà turche, la condanna a svariati anni di carcere.
Ci dice che quest’anno la polizia, al Newroz, non ha caricato, nonostante gli slogan più volte ripetuti a favore di Ocalan, gli striscioni e le bandiere con i colori proibiti.
Questo fatto è frutto della lotta condotta dai kurdi.
Da ormai due anni, il popolo kurdo scende continuamente in piazza e questo è già una rivoluzione, una rivoluzione "dolce".
La lotta kurda è segnata dalla partecipazione e dal protagonismo delle donne.
Le situazioni in kurdistan e in Palestina hanno una profonda connessione; questa è una zona importante per l’intero Medio Oriente: se si vince quì, si aiuta il processo di emancipazione dei popoli dell’ intera area. In Kurdistan, l’attuale scontro elettorale è solo tra due partiti: il DTP e l’AKP. Gulcihan ci ricorda il discorso pronunciato da Erdogan ad Hakkari pochi giorni fa: “se non vi piace lo stato turco, ve ne potete pure andare”. Ma vedrete – ci dice- che i kurdi gli faranno capire quello che vogliono. Bostanici si trova in una zona molto povera, con conflitti che durano da decenni; voi stessi avete visto quello che è successo lo scorso anno al Newroz.
27 Marzo 2009. La Van Women’s Association é, come dice il nome stesso, un’organizzazione di donne per i diritti delle donne (curde e non).
Ad aprile di quest’anno festeggera’ i 5 anni di attivita’, anni di duro lavoro in cui non sono mancate le pressioni della polizia e delle autorita’.
Parliamo con la Sig. Zozan Özgökçe che si affretta a precisare di non esserne il presidente. “Qui siamo tutte sullo stesso piano”- ci dice.
L’associazione funziona anche come call center e ha fondato e dirige un centro di accoglienza per le donne vittime di violenza, che ospita tra l’altro un elevato numero di rifugiate provenienti dall’Iran, l’Afghanistan, l’Iraq e l’Armenia. Nel centro trovano protezione anche i loro bambini.
Puo’ ospitare fino a 17 donne, ma a volte il numero puo’ salire anche a 30. Il tempo di permanenza é normalmente pari a 2 mesi e puo’ essere prolungato a seconda della situazione e delle necessita’ delle donne in questione.
Circa venti milioni di kurdi di Turchia hanno ansiosamente atteso il giorno di domenica 29 marzo 2009, perchè cominciassero a sperare in un concreto cambiamento delle loro difficili condizioni di vita.
E queste elezioni amministrative hanno cominciato a soddisfare questo bisogno. Il DTP, il partito democratico filocurdo, ha vinto con una percentuale del 63% in Kurdistan e un buon 8% generale in tutta la Turchia. Sono stati eletti 104 sindaci (17 donne) di cui solo in una città importante come Bingol è stata disattesa l’elezione.
Un gruppo di undici osservatori della società civile italiana ha assistito a queste elezioni nella città lacustre di Van. Due di questi sono stati dirottati nella città montana (2700 mt) di Baskale, rientrante nella municipalità di Van. Tutta ques’area è una delle più critiche della Turchia, causa la costante repressione poliziesca di regime.
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