Durante le nostre escursioni sul territorio spesso non ci accorgiamo di quanto ricco sia il paesaggio sonoro che attraversiamo e quanto sia importante per l’esperienza che stiamo vivendo. In Lunigiana, non da meno di altri luoghi in Italia, questa parte del rapporto con gli ambienti attraversati è certamente ricca andando di pari passo con la concentrazione in pochi chilometri di un’alta biodiversità e una storia umana lunga e complessa

Dal silenzio delle cime appenniniche, attraverso il fruscio delle foglie dei boschi di faggio e castagno, accompagnati dalle cascate e le rapide dei torrenti, la placida vastità della Magra, fino alle onde del mare, la natura regala un’infinità di suoni che colorano le nostre passeggiate e fissano nuovi ricordi e sensazioni.

In questo palcoscenico naturale, lungo i corridoi ecologici dei torrenti e del fiume Magra i suoni dell’avifauna fluviale, attraversando coltivi, siepi, boschi, pascoli e salendo verso le vette incontrano i canti degli altri uccelli, forse l’orchestra di suoni più vasta del panorama animale contrappuntata, a seconda delle ore del giorno e della notte, dai richiami degli ungulati e  predatori.

A tutti questi suoni si uniscono quelli degli animali domestici che, anche se meno del tempo passato, fanno parte degli incontri durante le esplorazioni del territorio, dei suoi attraversamenti sulle antiche vie, per la vita rurale che appena usciti dal borgo si incontra nei poderi, nelle case sparse sulle colline e nelle piane di fondo valle. Il canto del gallo, l’abbaiare dei cani, il ragliare degli asini, il nitrito dei cavalli al pascolo si unisce allo stormire delle foglie degli olivi per il vento che passa tra i campi e i terrazzamenti.

La storia umana poi aggiunge suoni e i ritmi che con l’avvicendarsi dei cambiamenti economici e delle innovazioni tecnologiche contribuiscono alla costruzione della colonna sonora di una modernità che si unisce a una raccolta di suoni millenari, così il silenzio dell’arpa ha il sottofondo dell’autostrada lontana e frammenti del passaggio ritmico dei treni e dagli scampanii delle pecore zerasche, tra le motoseghe dei boscaioli, passando per le campane delle chiese, fino all’escavazione delle cave di marmo si arriva ai motori e agli sciacquettii degli scafi nei porti mediterranei.

Chi conosce e ama il territorio, anche guardando da lontano solo le sagome, le macchie di colore, la punta dei campanili, le pieghe di una valle, il muoversi al vento di fronde o di nevischio sul crinale ne ricorda il suono.

Dai passi dei pellegrini di un tempo sulle antiche vie il paesaggio sonoro per chi attraversa oggi la Lunigiana è certamente cambiato ma il viandante di oggi, l’escursionista di un giorno, il passeggiatore seriale in tempo di pandemia o anche solo chi guarda dalle finestre di casa il panorama, ritrova certamente nella grande qualità del silenzio uno degli aspetti sonori più importanti e significativi del nostro territorio.

E’ un silenzio profondo che trova eco nelle pietre arenarie dei castelli e delle Pievi, un silenzio amplificato dagli ampi orizzonti, ponti verso infinite opportunità.

Un silenzio che certamente ci racconta e ci sempre regala spunti, riflessioni ed emozioni

Autore – Franco Ressa